
Urlava, e più alzava la voce più era ridicolo e più era ridicolo più la voragine si apriva.
E sarebbe durata a lungo, lo sapeva e non faceva nulla per nasconderselo. I muri di compensato traballavano, o era la stanchezza e i farmaci? O era l'umido?
L'odore marcio delle patate e quello marcio dell'acqua salivano dalla cucina a gas, giravano a destra ed entravano nella stanza, che poi stanza non era, era un angolo delimitato dalla tromba delle scale da un lato e dalla sala da pranzo dall'altro lato, un open-space in un luogo dove niente era chiuso.
E pensava che quel giorno sarebbe stato, se non l'ultimo, uno degli ultimi.
Che l'odore delle patate avrebbe presto lasciato il posto ad altri odori e i muri di compensato sarebbero stati abbattuti.
Gli venne la voglia di restare li per sempre.
Che quel mometo passasse subito, oppure che non passasse mai !E affanculo tutto e tutti. Le belle prospettive se le vivessero gli altri se ne avevano il coraggio: perchè ci vuole più coraggio ad andare avanti che a restare in mezzo ai muri di compensato.
La moto non l'avrebbe mai guidata e non ebbe la possibilità di regalarla ad un altro.
Morì, forse, vent'anni dopo.
Qualcuno parlò di lui ad una cena, poi più nulla.
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